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Intervista a Carlos Ruiz Zafon, autore di “Il labirinto degli spiriti”

22 dicembre 2016

I fans lo aspettavano da sei anni. Dopo L’ombra del vento, Il gioco dell’angelo e Il Prigioniero del Cielo, arriva Il labirinto degli spiriti (Mondadori, € 23; e-book € 10,99), ultimo volume della tetralogia Il cimitero dei libri dimenticati, che ha consacrato lo spagnolo Carlos Ruiz Zafon come uno degli scrittori più letti degli ultimi vent’anni.

Nell’ultimo capitolo della saga Daniel Sempere, ormai adulto, vuole scoprire a tutti i costi che cosa c’è dietro la misteriosa morte di sua madre Isabella. Uno dei volumi conservati nella gigantesca e labirintica biblioteca dei libri dimenticati gli indicherà la strada…
Abbiamo intervistato l’autore durante il suo tour in Italia per presentare l’ultimo capitolo della seguitissima tetralogia.

La moglie Beatriz e l’amico Fermìn non riescono a distogliere Daniel dal proposito di indagare sulla misteriosa morte di sua madre isabella…
«Nessuno riesce ad alleviare la profonda inquietudine di Daniel che però, grazie all’incontro con Alicia Gris, ventisettenne impegnata in un’indagine parallela nella Spagna franchista, riesce finalmente ad arrivare a capo dei misteri della sua famiglia. Pagando però un prezzo altissimo e inaspettato».

“Ogni libro possiede l’anima di chi lo ha scritto, di coloro che lo hanno letto, di chi ha sognato grazie ad esso”: è una delle frasi più amate e citate della sua saga. Quando e perché ha deciso di dedicare una tetralogia ai libri dimenticati?
«Vivevo a Los Angeles e un giorno, entrando in una vecchia libreria, ho riflettuto sul fatto che ogni libro che leggiamo è come un messaggio che ha la potenzialità di cambiarci la vita. I libri meriterebbero più rispetto, non andrebbero maltrattati, sottovalutati o dimenticati in qualche posto. Il mio messaggio è questo: non importa il genere letterario, se un libro ci ha dato qualcosa, anche solo un piccolo spunto di riflessione o un’ispirazione, non merita l’oblio».

Come costruisce le sue intricate e affascinanti storie di vita, mistero e passioni?
«Mi considero un artigiano della letteratura. Lavoro ogni giorno metodicamente, come se andassi in ufficio, perché non credo nell’ispirazione bensì nella volontà, nella motivazione e nella determinazione a costruire  a tavolino storie che affascinino chi legge. Penso molto al libro prima di scriverlo: forse impiego più tempo a costruirlo nel pensiero che a scriverlo».

È vero che ha rifiutato che la sua saga diventasse una fiction tv, un film, un parco divertimenti?
«È vero, i miei libri non diventeranno mai un film, una serie tv, un parco divertimenti o un videogioco. Le mie storie rimarranno romanzi perché ora che ho raggiunto un certo successo sono felice, scrivo quello che voglio e quando voglio, non ho bisogno di complicarmi la vita per guadagnare di più. Da piccolo sognavo di diventare uno scrittore, a 30 anni sono andato negli Stati Uniti, ho lavorato come sceneggiatore, ho scritto libri per ragazzi – che non era il genere che preferivo – ho fatto di tutto per realizzare il mio desiderio e quando mi sono finalmente licenziato, mi sono concesso la possibilità di scrivere una grande storia e di proporla agli editori. Non è stato facile ma ora che ce l’ho fatta non desidero di più».

La prossima sfida sarà un’altra saga o  pensa di cimentarsi con qualcosa di diverso?
«Non vedo l’ora di ricominciare a lavorare su una storia, ma ancora non so su che cosa esattamente. Magari mi verrà un’idea abbastanza forte per costruire un’altra saga, oppure sarà un romanzo. Non pongo limiti a quello che succederà ora che mi sento libero di esprimermi senza condizionamenti».

Eleonora Molisani @emolisani