“Sognando la luna”, di Michael Chabon: romanzo memoir targato Usa

10 ottobre 2017

Sognando la luna, ultimo e atteso romanzo dello scrittore Premio Pulitzer Michael Chabon (Rizzoli, € 22), è il racconto – tra realtà e fantasia – della rocambolesca vita di suo nonno.

 

1989: Michael, dopo aver pubblicato il suo primo bestseller, I misteri di Pittsburgh, va a Oakland per dire addio al nonno malato terminale di cancro. In una sola settimana il vulcanico anziano, reso loquace dall’effetto degli antidolorifici, racconta al nipote la sua vita rocambolesca.

Lo scrittore Premio Pulitzer Michael Chabon, tra i maestri del romanzo americano contemporaneo, nel suo ultimo e atteso romanzo, Sognando la luna, partendo dalle memorie familiari del nonno ci riporta negli Usa del dopoguerra, dove la storia d’amore degli eccentrici nonni si intreccia con i racconti dei primi lanci alla conquista dello spazio e i consueti temi dell’identità ebraica, della famiglia, della nostalgia. Stavolta il pirotecnico Chabon, senza perdere la verve ironica, ci regala una storia autobiografica più intimista.

A distanza di 16 anni dal suo capolavoro, Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, che nel 2001 gli è valso il Premio Pulitzer, lo scrittore, sceneggiatore e fumettista statunitense torna con un’opera, tra racconto e memoir, che ha tutte le carte in regola per diventare un classico contemporaneo. E riesce a condensare un’epoca (gli Usa dagli anni 30 a oggi, tra progresso, aspirazioni tecnologiche e contraddizioni culturali e sociali) che diventa protagonista del libro insieme alla storia d’amore piccante e originalissima tra l’eccentrico nonno e un’enigmatica francese approdata negli States a causa delle persecuzioni antisemite che, incapace di dimenticare il suo retaggio di dolore, finisce col perdere progressivamente la ragione.

Indimenticabili i dialoghi surreali tra i due nonni, che si incontrano in occasione di un’improbabile riffa alla sinagoga di Philadelphia e continuano ad amarsi tra gli alti e bassi di una vita come tante. Non mancano scene esilaranti come quella del nonno che finisce in prigione per aver aggredito il Presidente della Feathercombs, reo di averlo licenziato per far posto a una presunta spia comunista, autore, tra l’altro, di un’autobiografia “di una noia bestiale”.

L’eccellente traduzione di Matteo Colombo ha reso giustizia a un libro che forse avrebbe guadagnato in impatto ed efficacia se fosse stato più breve. Ma l’autore si fa perdonare per la sottile ma fulminante ironia con cui riesce ad ammantare ogni episodio del lungo racconto, e per saper reinventare se stesso stilisticamente ogni volta, senza timore di cambiare creativamente il modo di raccontare e di raccontarsi (confermando l’idea che se un artista ha una bella storia dentro, il modo di restituirla al pubblico lo trova sempre).

Per concludere, prendo in prestito la definizione del The Guardian, che di questo libro ha scritto: “Qualunque cosa sia: romanzo, memoir, cumulo di bugie o polpettone, questo libro è da leggere!».

Eleonora Molisani @emolisani