Hollywood a nudo nel libro scandalo “Brave, il coraggio di parlare”, di Rose McGowan

6 febbraio 2018

Dall’infanzia nella setta Bambini di Dio a Hollywood. In “Brave, il coraggio di parlare” (HarperCollins, € 18) Rose McGowan racconta il marcio dello star-system. Tra sesso, maschilismo e business selvaggio.

 

«La vita mi ha portato da una setta all’altra, fino alla più pericolosa: Hollywood. Nel libro vi racconto come ne sono uscita e come mi sono ripresa la mia vita, per aiutarvi a fare lo stesso».
È un pesante atto d’accusa Brave, il coraggio di parlare, romanzo memoir di Rose McGowan, 44 anni, attrice, regista, cantante statunitense conosciuta soprattutto per la serie Streghe (in onda dal 1998 al 2006).

In prima linea nel caso Weinstein con le sue denunce a “Pig Monster”, il nomignolo affibbiato al più potente produttore dello star system, Rose ora pubblica un libro di rivelazioni fitto di nomi e cognomi. Si intitola Brave – Il coraggio di parlare, “brave” in inglese significa coraggiose e, se c’è una cosa che a Rose non manca, è la forza di metterci sempre la faccia, perché: «Essere coraggiose non significa non aver paura, significa averla e fare comunque qualcosa di clamoroso».

Nel libro l’attrice racconta anche la sua tribolata biografia: nata e cresciuta nella comunità italiana dei Bambini di Dio, setta americana nota alle cronache per la poligamia e per compiere abusi sui minori, a 13 anni scappa da un padre violento e da una madre instabile, il cui amante abusava della sua sorellina.

Una volta affrancatasi anche legalmente dai genitori, vive da punk, in strada, per molti anni, finché a Los Angeles un produttore la scopre e la sua vita cambia in ventiquattro ore. Dopo molta gavetta entra nel cast di produzioni importanti come Doom Generation e Scream, poi l’incontro che dovrebbe dare la virata alla sua carriera: «Harvey Weinstein mi aveva convocata per parlare del mio futuro, invece mi ha stuprata brutalmente. Non ho mai superato lo choc della sua faccia tra le mie gambe mentre piangevo in silenzio in una vasca da bagno».

Rose descrive nel dettaglio fatti e luoghi di Hollywood in cui regnano sovrani business e maschilismo: «Produttori e registi “confezionano” e “commercializzano” le donne come sex symbol» scrive. 
«Quentin Tarantino durante le riprese tratta le attrici come oggetti, sbraitando e offendendo; Ben Affleck, nel 1998, sul set di Phantoms, confessa di conoscere le abitudini di Weinstein ma minimizza. In realtà tutta Hollywood sa da vent’anni, ma nessuno parla!».

A metà tra memoir e manifesto, Brave, il coraggio di parlare è un libro crudo, onesto e intenso, che rivela la verità sul mondo dello spettacolo e mette sotto i riflettori un ambiente multimilionario, costruito sul business, sul sessismo e sulla misoginia.

E la battaglia dell’attrice, ormai diventata un’icona femminista negli States, è incessante anche sui social network, dai quali invita tutte le donne a denunciare gli abusi con l’hashtag #ROSEARMY.
E anticipa: «Presto ci saranno un album musicale e un documentario sul tema. Tutto dedicato a noi sopravvissute».

Eleonora Molisani @emolisani
Foto: Josef Jasso