28 dicembre 2017

Parla Juno Temple, la nuova musa di Woody Allen

Intervista all’attrice Juno Temple, adesso nei cinema con il film La ruota delle meraviglie di Woody Allen

 

Ventotto anni, oltre trenta film all’attivo, spesso diretta da alcuni dei più grandi registi al mondo, da Cristopher Nolan a Martin Scorsese, da Steven Soderbergh a William Friedkin e Rob Epstein. Fino al Woody Allen di oggi, con cui Juno Temple  (28 anni), ha girato La ruota delle meraviglie con al fianco attori come Kate Winslet, Jim Belushi e Justin Timberlake. Ecco il trailer.

 

Ti aspetteresti che una così, che quattro anni fa ha stravinto il BAFTA Award dedicato alle star emergenti del cinema mondiale, cammini a un metro da terra, regalando al giornalista di turno qualche fugace sorriso. Invece, Juno esordisce con una frase che rivela subito un tratto caloroso del suo carattere: «Lei ha una bellissima giacca di pelle, si vede che l’ha indossata molto, che l’ha amata, lo sa?» dice.

Nata a Londra, cresciuta tra Los Angeles e il Somerset, piena campagna inglese, Juno ha iniziato a recitare a soli 8 anni, quando suo padre Julien, regista-icona della scena underground inglese degli anni 70-80 e autore del documentario-cult sui Sex Pistols La grande truffa del rock’n’roll, la chiamò sul set per girare un film sugli ultimi mesi di vita del grande cineasta maledetto Jean Vigo. «Devo tutto a mio padre. Qualsiasi cosa di artistico io abbia fatto nella vita è perché mio papà mi ha dato il pennello che sto usando per dipingere la tela della mia vita».

Ha natali importanti, Juno, che  vanta anche una madre (Amanda Pirie) produttrice cinematografica e una zia (paterna) che è stata per tutti gli anni 80 l’ultimo segretario del Partito comunista inglese. «Non sarei quella che sono ora senza la mia famiglia» ribadisce.

Prima di chiederle della sua carriera, mi piacerebbe che lei mi dicesse come si racconterebbe non a un giornalista, ma a un’amica.
(Si ferma e, con ragionata lentezza, sceglie gli aggettivi): «Sono creativa, empatica, talvolta troppo e cerco sempre di mettermi nei panni degli altri. È una delle ragioni per cui amo recitare. E poi sono insicura, emotiva, forse perché sto iniziando a diventare grande solo ora. Un po’ – ammette arrossendo – mi sento ancora, nell’intimo, una bambina piccola».

Partiamo da La ruota delle meraviglie. Che cosa ha significato per lei essere diretta da Woody Allen?
«È stata un’esperienza straordinaria, con una squadra che era quasi una famiglia: nessuno dello staff se la tirava. E dire che c’erano tante chiacchiere su Woody prima che iniziassi. Dicevano che non dirigeva quasi più, che non provava. Ma quando mai!».

Qual è la sua più grande dote?
«Ha un modo di dirigere musicale forse perché è stato anche un bravo musicista. È quasi un direttore d’orchestra. È scrupolosissimo e ha un’attenzione maniacale alle coreografie. E poi ha una dote, professionalmente, che pochi hanno: se una scena non riesce bene, non è che dà la colpa agli attori. Ti dice: “Forse ho sbagliato il dialogo”. Dubita sempre, Woody. È la sua forza».

Lei è stata sul set con molti dei più  bravi attori del mondo, da Johnny Depp in Black Mass a Daniel Radcliffe  in Horns, fino ad Amanda Seyfriend  in Lovelace. Cos’ha imparato, soprattutto, da loro?
«Sostanzialmente, che quando finisci di lavorare, dopo aver passato ore e ore a interpretare un personaggio, te lo devi dimenticare subito. Se menti nella vita la gente non te lo perdona».

Dica la verità: se lo sarebbe mai immaginato quando ha iniziato?
«No che non l’avrei immaginato, ma io, il mestiere dell’attrice, l’ho sempre avvertito come una seconda pelle. Ricordo anche quando capii qual era la mia strada: avevo 4 anni, a letto con la varicella. Mio padre mi fece vedere La bella e la bestia (1946) di Jean Cocteau. Fu una folgorazione. Passò tutto, anche la varicella!».

Qual è stata la scena più surreale che ha girato nella sua carriera?
«Forse una: quando, insieme a Jimmy Jagger (il figlio del leader dei Rolling Stones, coautore insieme a Martin Scorsese della acclamata serie tv Vynil per HBO, ndr) abbiamo dovuto simulare un amplesso. Era il giorno del mio 25esimo compleanno. Ricordo che durante la scena di sesso io e Jimmy dovevamo fare rumori come se davvero stessimo scopando e raggiungendo l’orgasmo!».

Imbarazzante?
«Divertente: eravamo sul set, è stata una cosa meccanica, mica ci stavamo accoppiando veramente!».

Dal 12 gennaio su Amazon la vedremo in Electric Dreams, l’attesa serie di Philip K. Dick ambientata in un futuro cupo e inquietante. Che rapporto ha, nella vita, con le nuove tecnologie?
«Direi quasi conflittuale, o distaccato. Diciamo che l’iPhone lo uso, al limite, per fare vintage shopping».

Lei viene da una famiglia engagé, impegnata. Che cosa pensa del Weinstein-gate a Hollywood?
(Qui arriva l’alt dell’addetto stampa, domanda vietata. Juno sorride, illumina la stanza e tira dritto): «Sono sempre dalla parte delle donne che denunciano».

Lei è una bravissima attrice.
«E lei ha proprio una bella giacca». Sorriso, sipario.

Paolo Papi