Kasia Smutniak: “Non avessi fatto l’attrice, avrei indossato la divisa”

5 febbraio 2018

Kasia Smutniak parla piano, sottovoce. Abbassa lo sguardo quando l’impertinenza della domanda la spinge a cercare le parole migliori, quasi a scavare dentro i propri sentimenti, dentro la propria vita.

«No, non ho rimpianti. E non ho nemmeno rimorsi, non me li posso permettere. Il mio compito è vivere il presente, un po’ come riesce a fare Sara»: si riferisce al personaggio che ha interpretato al fianco di Stefano Accorsi in Made in Italy, il terzo film di Luciano Ligabue (…), ispirato all’omonimo concept album del 2016. «Non si è sentita fuori luogo – la provoco –  nella parte della moglie di un operaio di un salumificio di Reggio? Lei così luminosa, quasi che la vita, che pure non è stata tenera, le sia passata davanti senza lasciare traccia…».

Kasia si ferma, abbassa lo sguardo, e dice: «Sì, quando ho letto la sceneggiatura ho pensato subito che ci fossero attrici molto più adatte di me. Tifavo per altre. Poi però…». Poi? «Poi le cose accadono. E in fondo anche io vengo dalla provincia, anche se polacca. Le due mie migliori amiche sono legate alla mia infanzia. Chi se n’è andata in Inghilterra, chi è rimasta lì. Tutte persone semplici, a loro modo eccezionali. Come i personaggi di Made in Italy. (…)». Kasia è figlia di un generale dell’Aviazione polacca, da cui ha ereditato l’educazione militaresca e la passione per gli sport estremi che condivideva col suo ex Pietro Taricone, scomparso in un tragico lancio col paracadute. Due figli, Sophie (nata nel 2004 dal rapporto con Taricone) e Leone di tre anni e mezzo, avuto dal suo attuale compagno, il produttore Domenico Procacci, Kasia guarda al futuro con lo sguardo di chi non fa progetti  a lungo termine. «Se mi chiamano per un film del 2019, io rispondo: che ne so di cosa farò tra un anno? (…)».

Ha recitato con registi importanti, da  Ferzan Özpetek ai fratelli Taviani, da Paolo Genovese a Carlo Mazzacurati. Com’è stato  girare con un rocker come Ligabue?
«Luciano ha creato un’atmosfera unica sul set. Parla, nei suoi testi così come dietro una cinepresa, per immagini forti, che arrivano subito al cuore».

Ligabue ha parlato del suo film come di un atto d’amore frustrato per l’Italia.
«La forza di Made in Italy sta proprio nel fatto che è una storia normale, in cui possono rispecchiarsi tutti, ambientata nella provincia italiana. Non vengono messi in scena gli effetti speciali, ma la vita stessa nel suo scorrere, anche drammatico: perdere l’amore e ritrovarlo, perdere il lavoro e ritrovarlo, perdere se stessi e ritrovarsi. Com’è capitato a milioni di brave persone che vivono in Italia».

Nel film Sara è parrucchiera, Riko (il personaggio di Stefano Accorsi, ndr) fa l’operaio. Si amano, si lasciano, cadono e poi si rialzano. È mai capitato a lei?
«Conosco tante coppie che vanno avanti, che si adagiano, che si fanno andare bene tutto. Che vivono sperando in un cambiamento che non arriva mai. C’è una frase di uno dei personaggi del film (Carnevale, ndr) che dice tutto: non aspettare che il mondo cambi, cambia te».

Se non avesse fatto l’attrice…
«Sarei stata nel mio piccolo paese in Polonia, e avrei fatto forse il militare come tutti i parenti per parte di padre, o la dentista come l’altra ala della famiglia. Il caso ha voluto altrimenti».

Il suo compagno, che ha prodotto il film, l’ha incoraggiata?
«Noi due abbiamo un patto. Che, quando devo girare io, lui non si palesi sul set. Mi imbarazza così tanto vederlo lì, con le cuffie, a sentire ogni mio sospiro, ogni cosa che dico. È successo, per caso, anche questa volta! E per di più nel bel mezzo di una scena emotivamente forte…».

Lei ha fondato in Nepal una scuola con la Onlus  fondata in ricordo di Pietro Taricone. Cosa ha scoperto in quella parte del mondo?
«Quando sono andata laggiù, a fare visita alla scuola, in un canyon lontanissimo, ho capito la bellezza della solitudine. Entri in contatto con te stessa, con quello che sei. Senza filtri. Ho scoperto o riscoperto il mio animo da viaggiatrice».

di Paolo Papi – foto di Chico De Luigi
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