Dakota Johnson: «È cominciata la fase thriller della mia vita»

19 settembre 2018

Dakota Johnson alla Mostra del Cinema di Venezia ha portato Suspiria, horror d’autore. Ama le storie (e le emozioni) forti. «Perché sono quelle che ci fanno andare avanti»

 

Le vere sfumature di Dakota Johnson emergono ora che la 28enne attrice è uscita dalla trilogia erotica. Lei la chiama familiarmente “fifty”. «Ora che “fifty” si è conclusa – con il film 50 sfumature di rosso uscito a febbraio, ndr – è cominciata la fase thriller della mia vita», ride Dakota, che alla Mostra del cinema di Venezia ha presentato un horror d’autore: Suspiria di Luca Guadagnino. Il film in concorso è il remake dell’omonimo capolavoro di Dario Argento e uscirà nei cinema entro l’inizio del 2019.

Dakota interpreta Susie, la giovane danzatrice protagonista arrivata dall’Ohio nella Berlino del 1977 per entrare nella compagnia della celebre Madame Blanc (Tilda Swinton) e in una storia maledetta che affonda le sue sanguinose radici nella Germania anni 30. «Mi è piaciuta l’idea di ambientare il film in questi due periodi storici: gli anni del Nazismo e quelli del muro danno ancora più tensione e pepe alla vicenda». Fino a un paio di anni fa, Dakota rilasciava dichiarazioni col contagocce, ingessata com’era dall’improvvisa popolarità. Ora sembra quasi una chiacchierona, anche se non parla del privato (e della recente relazione con il cantante dei Coldplay Chris Martin).

Cosa l’ha convinta a girare un horror?
«Il regista Luca Guadagnino mi aveva parlato del progetto già sul set di A Bigger Splash. Mi ha conquistato l’idea della danza usata come strumento per lanciare incantesimi e maledizioni».

E lei danzava già da bambina. Le piaceva l’idea di riprendere?
«Da bambina studiavo balletto classico, ma il film si ispira alle coreografie moderne di Martha Graham e Pina Bausch. Non c’entra proprio nulla».

L’avrà aiutata nella preparazione, però.
«Per sei mesi mi sono allenata con un coach. Ascoltavo le musiche degli anni 70, da Nina Simone ai Jefferson Airplane, e cercavo con lui di creare danze che esprimessero anche l’aggressività di Susie, con un mash-up di stili e movenze animalesche».

Il suo portamento ricorda sua mamma Melanie Griffith e sua nonna Tippi Hedren (volto de Gli uccelli di Hitchcock, ndr), entrambe attrici. È frutto della loro impronta o degli esercizi alla sbarra?
«Certamente non mi viene dalla danza, perché ero tutt’altro che un prodigio. Sono felice, se è vero, di somigliare a mamma e nonna. Le adoro».

Chiede consiglio a loro quando gira un film? O a suo padre, Don Johnson?
«Non più che ad altre persone».

Neanche per Cinquanta sfumature e le relative scene di nudo?
«Lì è stata una mia scelta. Se c’è da spogliarsi non mi tiro indietro».

L’operazione aveva fatto discutere. Com’è riuscita a non restare imprigionata in quel tipo di ruolo?
«Forse mi ha aiutato conoscere bene come funziona lo showbiz: non mi spaventa, anzi mi diverte, provocare. E punto sempre su storie e film che tocchino la gente. Emozioni e sentimenti fanno andare avanti l’umanità».

I suoi prossimi titoli sono thriller, a cominciare da 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard, in sala il 18 ottobre.
«Già, è una fase così. Al momento sono attratta da storie forti».

Com’è stato lavorare sul set quasi unicamente femminile di Suspiria?
«Più tranquillo di quanto si immagini. Il concentrato di energie femminili è piacevole. Tra noi donne ci capiamo e, se discutiamo, non alziamo la voce».

Il regista ha scelto l’ambientazione in anni, come il ‘77, di movimenti femministi. Lei come vive oggi il #MeToo?
«Se negli anni 70 c’era la prima esplosione di rabbia e cambiamento, ora stiamo facendo un nuovo passo avanti. Sono partecipe, la parità è un must».

Le streghe son tornate, diceva un vecchio slogan. Per lei che cosa sono?
«Strega è diventata una parola negativa quando indica le donne carismatiche che dicono ciò che pensano. Cosa che invece mi sembra positiva, no?».

Valeria Vignale

(Foto Getty Images)