Laetitia Casta: «La mia felicità? Essere creativa anche in amore»

11 Aprile 2019

Laetitia Casta, la bellissima attrice di origine corsa, torna nei cinema con un film girato insieme al marito, Louis Garrel, che ne è anche regista. «All’inizio avevo paura, ma sapevo che questo progetto sarebbe stata una conquista. E ci avrebbe portato più lontano nella vita di coppia»

 

Il sorriso non è mai mancato, a Laetitia Casta. La differenza è che prima era un riflesso condizionato della sua timidezza, mentre ora dimostra una sicurezza diversa. «Sarà l’esperienza: non posso negare di essere un’attrice» ci dice lei, sorniona. Arrivata a quarant’anni, dopo due separazioni dolorose e tre figli (due avuti dall’attore Stefano Accorsi), ha unito cinema e vita privata con un film: nella commedia sentimentale L’uomo fedele, uscito nelle sale l’11 aprile, recita accanto al marito Louis Garrel (sposato nel 2017 nella sua Corsica), che firma anche la regia del film.

È l’ultimo film di una carriera iniziata giovanissima come modella, con il sarto Yves Saint Laurent a farle da figura paterna, e continuata con film e serie tivù, a cominciare da Asterix & Obelix contro Cesare (1999). Oggi ama vestire molto casual nella vita quotidiana e non è raro incontrarla sulla rive gauche parigina a fare shopping con la figlia Sahteene (18enne avuta con Stéphane Sednaoui), come fossero due sorelle, con occhiali da sole e abiti dai colori sgargianti.

«Noi donne sappiamo essere pericolose e complicate» dice con malizia riferendosi alla nuova commedia sentimentale. «Una storia che parla di maturità femminile» dice. In realtà è un vero triangolo amoroso fra Marianne (lei), il fidanzato Abel (Garrel) e la poco più che ventenne Eve (Lily-Rose Depp, figlia-attrice di Johnny Depp e Vanessa Paradis).

La fedeltà è un valore per te?
«La cosa importante è essere fedeli a se stessi, mostrandosi agli altri senza mentire. È terribile scoprire che qualcuno mente pur dicendosi sincero e fedele a parole. Ho giocato con molte cose nella vita ma non con l’amore: fin da ragazza per me è stata una cosa seria. Da teenager, negli anni in cui scopri l’amore e la sessualità, non mi sentivo abbastanza a mio agio per fare tutto quello che piaceva alle mie coetanee, tipo andare in discoteca coi ragazzi. Lo trovavo noioso. Sarà che ho iniziato a lavorare presto, ma ero seria. E timida».

Nel film sei una donna decisa ma con le sue fragilità.
«Marianne è forte e matura, sa quello che vuole e chiede al suo partner di avere un figlio e sposarsi, ma lui non è pronto, resta sospeso nel vago senza sapere bene che scelta fare. Lei ha le idee chiare: vuole andare avanti, avere una carriera in politica. È onesta, vuole portare l’amore a un livello più profondo, e per riuscirci è capace di perdere – magari momentaneamente – Abel. Rischia e decide di spingerlo a vivere esperienze al di fuori della coppia, una storia con una ragazza molto più giovane».

Faresti mai qualcosa del genere, nella realtà?
«Non in questo modo, con queste forzature. Penso ci voglia tempo per capire chi sei e realizzarti: una volta non mi sentivo forte e avevo paura di dare troppo, di espormi. Se ora mi sento più sicura e posso mostrare anche cose intime di me, forse è semplicemente perché so di più della vita. Di certo fino a pochi anni fa non avrei potuto interpretare un ruolo come questo».

Che cosa ti ha spinta a girarlo?
«Il fatto che ho più esperienza, grazie a una carriera iniziata a 15 anni e a una vita personale appagante. Questo film mi ha permesso di confermare a me stessa cose importanti. Per esempio, la capacità  di lavorare con qualcuno a me molto vicino e di potergli dire: sono un’attrice e non un tuo strumento, la tua musa. Non amo questa parola che sottintende un ruolo passivo della donna».

Qual è il bilancio?
«Abbiamo creato qualcosa insieme, ho difeso la mia visione del personaggio. Era importante per me, con Louis più che con altri, perché lo conosco bene e avevo paura di mostrargli il leone che ho dentro, che sicuramente non immaginava. Per lui è stato lo stesso. Anch’io ho potuto vedere un altro lato del suo carattere. Ho conosciuto un regista esigente, duro. All’inizio non volevo fare un film con l’uomo che amo: era un territorio ignoto e mi ero sempre mossa in maniera indipendente. Avevo paura di perdere il controllo. Ma sapevo anche che, se fossimo riusciti a farlo insieme al meglio, sarebbe stata una conquista, ci avrebbe portato più lontano come coppia».

È stato difficile sul set?
«Non è stato facile. L’ho odiato (dice ridendo, ndr), perché quando recitavo lui stava accanto alla macchina da presa e faceva delle smorfie da pazzo, comportandosi proprio da regista e non da attore. Ma quando la camera era puntata anche su di lui, era perfettamente nei panni del personaggio. Mi sono sentita un po’ sola».

Cinema a parte, cosa ti rende felice oggi, a quarant’anni?
«Essere creativa ogni giorno, nel mio lavoro come in famiglia, sempre considerando che arriva un momento in cui devi accettarti per come sei. Come donna vedo che la mentalità sta cambiando nei nostri confronti, anche se non così velocemente come vorremmo: abbiamo fatto dei passi avanti ed è impossibile tornare indietro. E spero ci siano sempre più storie al cinema, a raccontare quello che succede alle donne nella vita di ogni giorno».

Mauro Donzelli