Billie Eilish fenomenale (anche su una gamba sola)

2 Settembre 2019

La cantautrice di Los Angeles, protagonista sabato 31 agosto sul palco di Milano Rocks, ha conquistato il pubblico nonostante un infortunio al piede durante la prima canzone. E in conferenza stampa ha confessato: «Esibirsi in Europa è fantastico. Ma quando sono qui, ho nostalgia di casa»

«Sono così dispiaciuta. My fucking foot… Grazie a tutti per essere restati. Fossi stata in voi, io me ne sarei andata via». Il tanto atteso concerto di Billie Eilish, opening act di lusso sul palco di Milano Rocks la sera del 31 agosto, non è andato come previsto: la star si è infortunata a una caviglia, un salto e una smorfia di dolore dopo pochi secondi dalla sua entrata in scena, mentre i bassi pulsavano così tanto da far tremare tutta l’Area Expo e lei intonava la hit Bad Guy. La cantante ha provato a continuare con My Strange Addiction, ma poi ha dovuto lasciare il palco, tra le urla dei fan che intonavano: «Billie! Billie!».

Billie è rientrata poco dopo, con un tutore alla gamba, sotto gli occhi attenti del fratello Finneas. Si è seduta su uno sgabello e ha continuato a cantare, snocciolando una dietro l’altra le canzoni del suo album di debutto When We All Fall Asleep, Where Do We Go? – canzoni che l’hanno trasformata nel fenomeno musicale del 2019: un live durato un’ora scarsa, prima di lasciare il posto ai Twenty One Pilots, headliner della serata.

È stato un brutto concerto, dunque? In realtà, no: perché in fin dei conti la sovrumana Billie – la prima star nata nel nuovo Millennio a conquistare la testa della classifica Hot 100 di Billboard, l’enfant prodige della musica, la teenager che scrive canzoni da quando ha 13 anni, la ragazzina che ha conquistato le copertine dei giornali e ha strappato gli applausi di diverse icone della musica (tra cui Lana Del Rey, Dave Grohl e Thom Yorke) – si è dimostrata esattamente per quello che è: una teenager dotatissima, capace di dare voce alla sua generazione, anche (e proprio) nella sua adolescenziale fragilità.

Umana, troppo umana. E proprio per questo motivo, autentica.

«Io non cerco di essere “diversa”. Semplicemente perché non si può fingere di essere autentici», ha raccontato la cantante durante la conferenza stampa che ha preceduto la sfortunata esibizione milanese. Pantaloni e maglietta over size giallo fluo, capelli con radici color verde fosforescente e unghie lunghissime, Billie Eilish ha provato a spiegarci come è nato il fenomeno Billie Eilish. Nata a Los Angeles il 18 dicembre 2001, Billie Eilish Pirate Baird O’Connell arriva da una famiglia di artisti: papà e mamma, entrambi attori, e il fratello maggiore Finneas O’Connell, autore, musicista e tra gli interpreti della serie tv Glee. Lei invece ha incominciato a far parlare di sé nel 2016 con il singolo Ocean Eyes, diventato virale su Spotify.

Nell’agosto 2017 ha pubblicato l’EP di debutto Don’t Smile at Me e nello stesso anno Apple Music l’ha nominata come UpNext. La definitiva consacrazione è arrivata quest’anno con l’album di debutto, trainato dai singoli When the Party’s Over, Bury a Friend e Bad Guy. «Io non ho mai detto: odio il pop e non farò mai niente del genere. Io infrangerò le regole. Io farò qualcosa di completamente diverso: onestamente non ho mai pensato nulla di tutto questo», ha confessato. «Io ho semplicemente fatto quello che volevo fare, poi gli altri hanno deciso che questa cosa fosse stata la mia “grande decisione”. Ad esempio quando ho pensato: ok questi sono gli abiti che mi piace indossare, secondo me sono cool, subito tutti a dire “Billie sta facendo una sorta di dichiarazione”. In realtà no! Ma fate pure, pensate che sia così. Mi sta bene».

La fama secondo Billie

Durante l’incontro, sotto gli occhi attenti di mamma Maggie, Billie ha anche spiegato di aver finalmente fatto pace con il fatto di essere diventata famosa: «Non ho mai odiato quello che ho. Ma onestamente c’è stato un periodo – l’anno scorso, ma anche all’inizio di quest’anno quando mi trovavo qui a Milano per il mio show di febbraio – in cui non mi stavo divertendo per nulla. Non so come spiegare, ma io ho dovuto affrontare il malessere dell’adolescenza e, insieme, la fama che cresceva. Adesso sto bene, mi sono abituata, ma c’è stato un periodo in cui non sopportavo il fatto di non poter uscire a comprare una maglietta, o andare banalmente in farmacia a comprare uno spazzolino da denti». Quanto al fatto di essere perennemente in tour, Billie è sincera: «I concerti in Europa sono grandiosi, il pubblico mi regala così tanta energia. Ma quando sono negli Stati Uniti, sono più vicina a casa, ai miei amici, alle mie cose».

Thom Yorke dei Radiohead ha detto: «Mi piace Billie perché fa le cose a modo suo». E Dave Grohl dei Foo Fighters ha paragonato il rapporto che Billie è riuscita a creare con i suoi fan a quello creato dai Nirvana con il loro pubblico. E in effetti i ventimila presenti nell’arena di Milano Rocks cantavano così forte le sue canzoni da far quasi scomparire la voce di colei che aveva il microfono in mano: se hai diciassette anni, una caviglia slogata, e riesci comunque a fare una cosa così, qualcosa di speciale, dentro, ce l’hai per forza.

Testo di Cristiana Gattoni