Levi’s Music Project

Levi’s Music Project: è tutta un’altra musica

23 marzo 2021

Il brand di streetwear Levi’s supporta il secondo music project: un laboratorio per talenti emergenti dedicato alle professionalità della discografia. Dove i prof sono i migliori su piazza

 

Nel 2020 è stata la volta di Back To Us, lo short film chei 14 ragazzi della prima edizione italiana del Levi’s Music Project avevano realizzato a conclusione del loro percorso di formazione al quale aveva preso parte anche Mahmood. Quest’anno invece il programma di educazione musicale firmato Levi’s si splitta in due: da una parte la produzione affidata a Dardust, che realizzerà un brano inedito con i ragazzi del LMP, dall’altro un viaggio attraverso le professionalità dell’industria musicale, grazie a delle masterclass tenute da docenti d’eccezione. Come Paola Zukar, manager, scrittrice e “donna del rap”, come spesso la identificano i media (cura artisti come Fabri Fibra, Marracash, Clementino e Madame).

Due talenti coinvolti nel LMP, vestiti Levi’s Red Tab. Sono Gaia (indossa High Loose jeans, the tailored Trucker Jacket, second skin Mockneck) e Roy (in standard Housemark polo, vintage fit trucker, 551 Z authentic straight). Per entrambi: Square high sneakers Levi’s Footwear

Perché hai deciso di partecipare a Levi’s Music Project?

«Innanzitutto ti dico che questi progetti mi piacciono tantissimo perché in Italia c’è un grande bisogno di professionalità (Levi’s Music Project è nato negli States nel 2015, ndr). Spesso i talenti nascono spontaneamente, grazie alle piattaforme, alla promo su Instagram. Sono approcci molto facili al mercato, ma arriva sempre il momento in cui un artista ha necessità di circondarsi di figure professionali che la scuola italiana non è in grado di formare. È molto tradizionale come offerta di corsi. Quindi bene questa idea e tutte quelle che danno conoscenza sui mestieri della musica».

Tu ad esempio spieghi ai ragazzi di Levi’s Music Project come ci si muove nel management.

«Sì, partecipo a una masterclass con domande aperte ed è molto interessante anche per me, per tenermi aggiornata. I giovani che partecipano al Levi’s Music Project (14 ragazzi, impegnati fino a giugno, ndr) hanno evidentemente un talento musicale ma vogliono anche conoscere le varie figure di cui si compone questo mondo».

Levi's Music ProjectPaola Zukar, Manager musicale (in Levi’s Red Tab Hoodie)

La pandemia ha inciso sul processo creativo dei giovani?

«Ha trasformato la creatività, l’ha resa esclusivamente un fenomeno da cameretta. Anche primai ragazzi iniziavano a fare musica nella loro stanza, ma poi andavano nei club a suonare dal vivo. Mancando questa parte, si è modificato l’approccio alla musica».

Vuoi dire che è più intimista?

«Esattamente. È cambiata la dimensione musicale. Oggi scrivere e fare musica è una questione privata, personale, anche malinconica. Del resto l’arte si nutre del periodo storico che vive,e ora non c’è tutta questa allegria».

Era più facile arrivare al successo dieci anni fa o è più facile adesso?

«Oggi è più facile arrivare ma molto più difficile durare. Per dirla con Gianni Morandi un tempo era Uno su mille ce la fa (da una sua famosa canzone, ndr), ora ce la fanno in cento ma quelli che restano sono veramente pochi».

In questo contesto, che spazio c’è per le ragazze che fanno rap?

«All’inizio erano pochissime, delle pioniere molto determinate come La Pina. Oggi invece il lavoro che sta facendo ad esempio Madame farà crescere molte altri giovani».

Il tema principale è ancorala battaglia di genere?

«Nì. Le rapper più giovani portano avanti il discorso in una maniera inedita rispetto agli anni 70. Hanno in mente una rivoluzione diversa,la ribellione resta un tema forte ma è comunicata in maniera più efficace rispetto al passato».

Ma l’industria musicale è un settore in cui ci sono più uomini.

«In generale c’è più facilità nel riporre la fiducia in un uomo. E si dice spesso che le donne non si supportano a vicenda. Questo era vero, ma oggi qualcosa finalmente sta cambiando».

A proposito di donne, parliamo di Madame a Sanremo.

«C’è stata meritocrazia, il suo pezzo Voce piace e lei è contentissima. L’obiettivo era fare altro e presentarsi al Festival con un pezzo diverso, completamente nuovo ma ben fatto. Arrivare con un buon piazzamento e convincere anche un pubblico televisivo che di solito premia la tradizione e i nomi conosciuti è stato importante».

Ci dici qualcosa sui lavoratori dello spettacolo?

«La situazione è ancora sconfortante. Purtroppo mi sembra che il nostro ambito sia stato lasciato in fondo e invece c’è un indotto pazzesco che è fermo. Penso non solo ai musicisti, ma anche agli addetti al catering, al merchandising, ai tecnici: c’è tanta gente che deve tornare a lavorare. Qualcosina in estate si farà ma è poco, ci vuole la volontà per riaprire: con il tampone all’ingresso, con il passaporto sanitario. Diteci cosa volete e noi lo faremo!».

Un ultimo pensiero sulla musica?

«Cambia velocemente, cambianogli strumenti e il modo di suonarli. Bisogna tenersi sempre aggiornati e per questo ben venga qualsiasi tipo di formazione che punti non solo all’intrattenimento. Ma al lavoro, vero e proprio».

Di Rachele De Cata (foto Courtesy Levi’s)