Corpus Christi al cinema: com’è difficile compiere il bene

05 maggio 2021

Esce nelle sale il 6 maggio Corpus Christi, l’ultima fatica di Jan Komasa, il regista di Suicide Room e di The Hater

 

Corpus Christi, diretto da Jan Komasa e distribuito da Wanted Cinema è al cinema. La pellicola, candidata come miglior film del continente al Premio Lux 2021, assegnato dal Parlamento europeo, è ispirato a fatti realmente accaduti. Al centro della trama c’è il ventenne Daniel, interpretato da Bartosz Bielenia. Nella versione doppiata avrà la voce del rapper e doppiatore Shade. Nell’incipit, Daniel si trova in un centro di detenzione per giovani per aver commesso un crimine. Lavora in una segheria e aiuta il sacerdote del carcere a servire la messa.

Per lui è già iniziata la trasformazione spirituale che gli fa desiderare di entrare in seminario, ma non può a causa della sua fedina penale macchiata. La sua fede però è più forte del divieto e lo porterà, quasi per caso, a indossare gli abiti sacerdotali. Gli viene concesso un permesso in libertà vigilata, per andare a lavorare in una segheria in un paese non lontano dal riformatorio. Ma Daniel sceglierà di fingersi prete e accetterà di sostituire temporaneamente il parroco ammalato.

Corpus ChristiBartosz Bielenia, protagonista di Corpus Christi, in un frame del film

Presto diventerà amato dalla comunità dei fedeli, provata da un drammatico lutto collettivo. In un incidente infatti hanno perso la vita sette persone e i loro parenti si sono tutti coalizzati contro la vedova dell’uomo che l’ha causato. Al punto da impedirle di seppellire l’urna con le ceneri del marito. Daniel però, attraverso prediche intense sul valore dell’amore tra esseri umani, aiuta tutti a elaborare la sofferenza. Ma il bene ha una sua complessità che rende difficile compierlo anche quando sarebbe una scelta vincente…

Corpus Christi: le contraddizioni della Polonia

Corpus Christi affronta quindi il tema della redenzione ma allo stesso tempo riflette le contraddizioni della cattolicissima Polonia post comunista. Il film è stato presentato contestualmente alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed al 44º Toronto International Film Festival. Inoltre è stato candidato agli Oscar 2020 nella categoria miglior film internazionale.

Il vero trionfo è stato però ai Polish Film Awards. Sono i Premi cinematografici polacchi, un riconoscimento polacco in campo cinematografico assegnato annualmente dall’Accademia cinematografica polacca. La pellicola ha avuto 15 nomination e ha vinto 11 premi diventando il film di maggior successo nella storia del premio. In particolare, ha vinto i premi come miglior film, miglior sceneggiatura, miglior regia, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.

Il regista sceneggiatore e produttore Jan Komasa, polacco, classe 1981, punta di diamante del cinema polacco, viene da una famiglia di artisti. Suo padre, Wiesław Komasa, è un attore di teatro e professore all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Varsavia. Nel 1993 ha recitato in Schindler’s List. La madre, Gina Komasa, è una cantante, produttrice musicale e supervisore musicale. Ha diretto il del Festival internazionale della canzone di Sopot e il Festival nazionale della canzone polacca a Opole. Artisti anche il fratello (cantante) e le sorelle (cantante e costumista).

Jan Komasa ha esordito nel 2011 con Suicide Room, presentato alla Berlinale, dove ha ricevuto numerosi premi numerosi premi. Ha conquistato il Tribeca invece The Hater. Il thriller polacco, scritto dallo sceneggiatore 28enne Mateusz Pacewicz, è attualmente disponibile su Netflix.

Di Cinzia Cinque