21 novembre 2019

Teatro revolution: l’arte più antica ha fatto l’upgrade

Classici recitati nei bar, per strada, in metropolitana. Platee che interagiscono con gli attori. L’arte più antica ha fatto l’upgrade

Che direbbe Shakespeare se sapesse che le sue commedie e tragedie vengono rappresentate in bar e discoteche? Approverebbe. In fondo avveniva anche nella sua epoca, quando chi era ricco poteva permettersi spettacoli on demand, ma nell’intimità della propria casa.

Oggi però il presupposto che porta gli spettacoli fuori dai teatri ha a che fare con una convinzione che accomuna attori e registi un po’ visionari (e lungimiranti): occorre ridare vigore a un’arte affascinante ma ancora elitaria. La scommessa – coinvolgere i giovani e rendere le platee parte attiva delle performance – è stata vinta. «A un certo punto del mio percorso» racconta Davide Lorenzo Palla, attore, «mi mancava qualcosa. Una sera in un bar, complice una birra, mi sono trovato a recitare brani del mio spettacolo. Il pubblico ha ascoltato e applaudito.

Si è accesa così la lampadina che nel 2012 ha fatto nascere Tournée da bar, una start up culturale». Che per tutto il mese di novembre porterà le opere del Bardo in varie location milanesi. A proporre “assaggi” di spettacoli è anche Ippolito Chiariello, fondatore di Barbonaggio teatrale, ideato per attrarre il pubblico che, “catturato” in strada da una recitazione all’impronta, approda poi in sala. «Un’azione poetica e politica, per vedere riconosciuto il mio ruolo anche dagli under 25».

TRA RICETTE E FOULARD

Apripista del teatro diffuso sono stati Renato Cuocolo e Roberta Bosetti: guidati dal motto “mettere più teatro nella vita e più vita nel teatro” hanno creato Interiors sites project, 15 spettacoli fondati su un’esperienza immersiva, da The secret room – una cena tra sconosciuti in case private, 1700 repliche in 26 Paesi – fino a Underground, in cui, dotati di radioguide, gli spettatori compiono un viaggio sotto la città e dentro se stessi (dal 27 novembre, a Brescia al Teatro di Dioniso).

In chiave anticonvenzionale i classici proposti da Il menu della poesia, format nato da un’urgenza: nutrire lo spirito con la cultura. Racconta l’attrice Valeria Perdonò: «Nelle situazioni conviviali, in divisa da camerieri, forniamo menu coi titoli di poesie. Il pubblico consulta e ordina il testo da recitare vis a vis. La gente ride, racconta di sé». L’esperienza ha dato i suoi frutti: sempre più luoghi ospitano
le “incursioni poetiche” del gruppo, presente dal Salone del Libro a quello del Gusto, e in boutique:
il brand Hermès li ha invitati a declamare poesie dedicate ai vari foulard. Chi ha detto che con
la cultura non si mangia?

Di Cinzia Cinque

(Foto Eliana Manca, Max S. Volontè)