6 Agosto 2019

Gerusalemme città aperta (alla moda)

 

La magia dei luoghi sacri e il fascino della creatività: debutta a Gerusalemme l’Overall Fashion Festival, una kermesse che accende le luci sul fashion system mediorientale. Ecco il nostro reportage

 

Dici Gerusalemme e pensi al Muro del Pianto, alla Via Crucis, ai secoli di storia e alla moltitudine di religioni che qui convivono. Dici Gerusalemme e pensi all’hummus di ceci, ai colori delle spezie e al profumo dei falafel. E la moda? Forse non è tra le prime cose che ti vengono in mente, eppure Gerusalemme, che siamo andati a vedere e toccare con mano, ha un côté fashion di tutto rispetto.

Ora più istituzionale che mai grazie al primo Overall Fashion Festival, un evento che ha riunito alla Torre di Davide, nel cuore della città vecchia, i migliori designer locali. Tecnologia, sostenibilità, ma anche recupero delle tradizioni e orgoglio: sono questi i punti cardine dell’esposizione, che punta a diventare una piattaforma per creativi e artisti contemporanei e che, nelle intenzioni dei direttori artistici Shelly Satat-Kombor e Shachar Atwan, potrà coinvolgere anche nomi del jet set del fashion system: «La moda è un linguaggio visuale con cui ogni giorno raccontiamo al mondo qualcosa sulle nostre credenze e ideologie».

Dove nascono i talenti

Meno ricco, ma più suggestivo di una fashion week, l’Overall (quest’anno si è svolto dal 16 al 20 luglio) è un percorso dentro la cultura israeliana. A partire dall’istruzione. La Bezalel Academy of Arts and Design è la scuola di moda dove studenti di tutte le etnie si trovano nel nome della creatività. E proprio i diplomandi dell’ultimo anno hanno dato il via alle celebrazioni, con le loro capsule originali: «Qui i ragazzi hanno una sensibilità particolare» ci spiega Claudette Zorea, stilista francese e insegnante del dipartimento moda di Bezalel.

«I progetti ai quali si affezionano di più hanno a che fare con la famiglia, con le radici. Per apprezzarne il valore c’è bisogno di capire il concetto di identità, ma per fortuna Instagram ci consente di essere qui e di vivere contemporaneamente la realtà di Parigi». Questo mash-up tra tradizione e innovazione si sviluppa in abiti tricottati, spolverini di taglio sartoriale dalla vestibilità over size e ricerca tessile all’avanguardia. Senza mai perdere di vista l’obiettivo: «Vorrei disegnare per le donne», racconta la giovane stilista Hazar Jawabra, «ma prima c’è bisogno che gli uomini s’innamorino della moda, la comprendano e ne subiscano il fascino». L’emancipazione femminile passa anche da qui.

Passerella a cielo aperto

Gioielli, borse, turbanti e tanti vestiti. In uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme, vicino alla porta di Jaffa, l’Overall ha dispiegato tutta la sua magnificenza. Dalle scarpe in 3D di Ganit Goldstein ai laboratori di ricamo delle donne palestinesi, dalle creazioni fiabesche del duo Shlomit Amar+Aharon Genish agli head covering del brand Et Casiart fino allo show di un gruppo di performer queer. La grande festa dell’Overall è vedere la moda e sentire le storie di chi la fa: «Dopo aver studiato design sono venuta a specializzarmi in Italia», racconta la shoe designer di Vas & Crafts. «Ora ho un negozio a Tel Aviv dove vendo i miei sandali prodotti in Veneto (da 450 a 600 euro al paio, ndr), 26 modelli a stagione e nessun e-commerce». Il motivo? «Ho due bambini da crescere, il lavoro viene dopo». Tutto il mondo è paese.

Di Rachele De Cata