29 marzo 2017

Intervista a Luke Evans, il Gaston di “La Bella e la Bestia”

Nessuno più di Luke Evans ha il physique du rôle dell’uomo bello e forte. È stato Apollo in Scontro fra titani e Zeus in Immortals, ha duellato ne I tre moschettieri e affrontato il drago Smaug nella saga Lo Hobbit. Il 37enne attore inglese ha fatto outing a 22 anni, ma questo non gli ha impedito di avere ruoli da seduttore. «Non urlo ai quattro venti di essere gay, ma non lo voglio neanche nascondere. Non ne parlo perché sono fatti miei. Però questo è Luke». A incontrarlo è simpatia a pelle. Non ha niente di effemminato, ma ha quell’ironia (e autoironia) che manca a tanti suoi colleghi etero. A una giornalista sprovveduta che gli ha chiesto cosa farebbe per conquistare una donna, pare abbia risposto ridendo: «Le direi di stare alla larga! ». È perfetto nel ruolo di Gaston di La Bella e la Bestia, campione di incassi nei cinema: corteggiatore vanesio e idiota di Belle (Emma Watson) che, nella versione live di Bill Condon, è forse più comico e ridicolo che nella fiaba animata Disney del 1991. È oggetto di desiderio dell’amico LeFou, personaggio che si scopre gay in una piccola e chiacchierata scena del film (novità rispetto alla versione originale). E poi Luke canta divinamente. È stato l’amore per la musica che, a 17 anni, lo ha portato dal Galles, a Londra, per frequentare lo Studio Centre. A 22 anni ha sfondato in un musical del West End, Taboo, la storia di un ragazzo di provincia con i pezzi autobiografici di Boy George.

Voleva diventare un cantante, più che un attore?

«Proprio così. Sono cresciuto con una passione smodata per la musica degli anni 60 e 70: i Beatles, i Drifters, Petula Clark, David Bowie… Ho iniziato a prendere lezioni di canto a 16 anni ed è stata la mia insegnante a convincermi che avevo talento. E mi diceva sempre che una bella voce non basta, che dovevo imparare a trasmettere le emozioni attraverso i gesti. Se guardi Adele, la mia cantante preferita, capisci quanto sia importante l’interpretazione».

Perché poi ha deciso di recitare?

«Perché ho imparato a stare in scena, mi veniva bene. Ho iniziato a fare musical e da cosa nasce cosa».

Con La Bella e la Bestia ha finalmente unito le sue passioni?

«Già, e mi sono divertito da morire nel ruolo di Gaston. Mi attirava moltissimo l’idea di dare umanità a questo idiota, e anche di dare un volto reale a un cartone. È un personaggio che ha tante sfumature, che evolve. All’inizio ti fa ridere perché sembra solo un cretino, poi diventa pericoloso e fa paura. Sembra troppo belloccio per essere il “villain”, il cattivo della storia, ma in realtà la vera “bestia” è proprio lui. E questo contrasto lo rende affascinante».

Belle rifiuta Gaston perché non ha cultura ma si scioglie davanti alle citazioni e alla biblioteca della Bestia. Anche per lei i libri fanno parte delle affinità elettive? E possono essere “sexy”?

«Certo, sono molto sexy! Io vivo di lettura. Divoro di tutto, dai romanzi ai copioni che mi propongono per lavoro. Leggere è il solo modo che abbiamo di uscire dal nostro solito mondo ed entrare in universi nuovi e sconosciuti. È come un’avventura, apre gli orizzonti, libera la fantasia. E può essere una passione che unisce due persone, nell’amicizia o nell’amore».

Ha mai fatto conquiste con una citazione letteraria?

«Oddio, questo no. Confesso che coi romanzi non ci ho ancora provato» (Ride).

Ricorda ancora la prima volta che ha visto il cartone di La Bella e la Bestia?

«Eccome, ne rimasi folgorato. Avevo 12 anni, ero con mia mamma. Nel paese dove vivevamo, certi film erano un evento: andavamo a vederli nella cittadina vicina dove c’era il cinema e facevamo serata. Alcuni sono ancora oggi i ricordi più eccitanti della mia infanzia: Aladdin, Bambi e, appunto, La Bella e la Bestia».

Lei ha interpretato molti film, d’amore ma anche d’azione. L’aspetto aiuta a ottenere ruoli diversi?ô

«Forse. Mi vedono tutti come un tipo mascolino, capace tanto di amare quanto di uccidere. Uno che, in scena, può accarezzare una donna e poi girarsi a uccidere dieci uomini».

È vero che, da bambino, è stato vittima di bullismo?

«Vero. Forse perché i miei genitori erano testimoni di Geova e mi portavano con loro quando bussavano alle porte della gente. Se ne parlo è per dare speranza ai ragazzini che vivono le stesse cose: quei bulli, alla fine, sono solo due o tre persone delle migliaia che puoi incontrare nella vita. Non bisogna lasciarsi condizionare».

Recitare, magari nel ruolo di un cattivo, l’ha aiutata a esorcizzare quelle esperienze?

«Forse. A me piace interpretare personaggi di ogni tipo, però, per non fossilizzarmi. Buoni e cattivi hanno cervelli completamente diversi, è come indossare abiti mentali agli antipodi. Ma essere cattivo è molto più liberatorio: puoi dire e fare cose che non ti permetteresti mai nella vita. Mi piace mettere la parrucca di Gaston e sentirmi subito cretino e meschino come lui!».

Nel corteggiamento, poi, Gaston è un disastro: lei come se la cava?

«Benissimo: le assicuro che sono abile a ottenere quello che voglio!».

Valeria Vignale