29 Maggio 2020

Matilde Gioli: com’è terapeutico usare le emozioni nella fiction

Matilde Gioli ora in tivù con un medical drama, che ha risvegliato interessi e ricordi. Anche molto personali

 

Proprio vero che, truccata, somiglia ad Angelina Jolie. «Magari!» dice lei, che sogna di girare film avventurosi come Tomb Raider. Ma pur avendo quel viso così espressivo e una bellezza da red carpet, Matilde Gioli si era laureata in Filosofia e voleva studiare Neuroscienze quando un provino per Il capitale umano di Paolo Virzì l’ha strappata ai libri per lanciarla nel mondo del cinema.

E altrettanto casualmente, eccola ora in una serie tivù basata su un caso clinico e sui misteriosi meccanismi della mente umana. Doc – Nelle tue mani, in onda da 26 marzo su Raiuno per 8 serate, segue la vicenda di un primario (nella fiction, Luca Argentero) che per un trauma cranico perde la memoria degli ultimi 12 anni spazzando via non solo gli eventi ma i nuovi amori di quel periodo.

Matilde interpreta la dottoressa con la quale aveva iniziato una relazione. «Per me è stato interessantissimo anche incontrare Pierdante Piccioni, il protagonista della storia vera che ha ispirato la serie (raccontata nel libro Meno dodici, ed. Mondadori, ndr). Presto terrà delle conferenze e vorrei seguirle in prima fila. Perché mi piacerebbe avere più tempo per approfondire gli argomenti che mi appassionano da sempre». Dopo il debutto di sei anni fa, l’attrice è stata raramente lontano dal set: ha girato una quindicina di titoli, usciti nelle sale come Moschettieri del re: la penultima missione di Sandro Veronesi (ora su Sky) o trasmessi in tivù come la serie Di padre in figlia di Riccardo Milani (su RaiPlay).

Quali emozioni ti ha dato questo medical drama che sembra tagliato su misura per te?
«Molte. Interpreto una donna innamorata che si vede trattare all’improvviso da estranea, ma quella sfortuna la fa crescere, la cambia nella relazione e nella professione. Ogni puntata segue poi vicende di pazienti e familiari in cui mi sono rispecchiata».

Per esempio?
«Certe situazioni in ospedale mi ricordano mio padre (scomparso dopo un lungo ricovero, ndr).

Ti è capitato spesso di rivederti?
«Soprattutto nei ruoli da figlia. Anche girare commedie divertenti come È per il tuo bene di Rolando Ravello con Marco Giallini, che deve ancora uscire, mi ha dato momenti di enorme malinconia. Però affrontarli mi ha anche aiutato a metabolizzare il dolore».

È difficile per te, che hai imparato il mestiere sul campo, portare in scena anche il tuo vissuto?
«All’inizio tendevo a soffocare le emozioni personali, ma con gli anni ho imparato a lasciarle arrivare,
a metterle al servizio della storia».

Doc – Nelle tue mani va in onda proprio in tempi di coronavirus. Come vivi queste giornate?
«Penso a chi sta in ospedale e non mi lamento, ma sono espansiva e molto fisica perciò è dura stare isolata a Roma dove sono per le riprese. Così pranzo tutti i giorni su Skype con i miei a Milano: mamma, sorella e due fratelli».

Il successo ti ha cambiato?
«Non come persona, per fortuna. Ho visto colleghi perdere l’umiltà, cosa che non vorrei mai. E non sono cambiata nel privato: i miei grandi amici sono sempre gli stessi e guai a chi me li tocca. Con loro sono cresciuta, ho passato le mie vacanze in montagna. E anche se li vedo meno perché il lavoro mi porta lontano dalla mia Milano, non sono cambiati neanche loro con me. Mi sostengono e mi criticano, come sempre e come serve a tutti per crescere. Dicono cose scomode, sinceri come solo i veri amici sanno essere».

Anche tu sembri schietta. Mai avuto timidezze, agli inizi, sul set?
«Stranamente no. Ero molto più timida quando facevo le gare di nuoto sincronizzato o gli esami all’università».

Neppure sul red carpet?
«Ho dovuto imparare a camminare sui tacchi, quello sì. Prima il mio guardaroba era fatto solo
di jeans e sneakers, e sulle scarpe alte barcollavo! È stato bello scoprire il mondo della moda, capire i ragionamenti di chi lavora su look e trucco e imparare a portare con disinvoltura qualsiasi abito o tacco. Grazie anche a una consulente che ha gusto e mi conosce bene».

Per uscire con un ragazzo che ti piace come ti vesti?
«Non certo da red carpet, perché non sarei io! Per sentirmi a mio agio devo stare comoda, senza trucco e senza maschere».

A settembre hai festeggiato 30 anni. Che effetto ti ha fatto?
«Mi sono sentita ufficialmente entrata nel mondo degli adulti. Festeggio più i compleanni degli altri, i miei li passo in famiglia. E la famiglia è anche il mio progetto per il futuro. Con un uomo che devo ancora incontrare».

Di Valeria Vignale