18 novembre 2019

Timothée Chalamet: «Mi sento così fortunato…»

Ora su Netflix con il film Il re, Timothée Chalamet è il nuovo principe di Hollywood: stiloso e bravissimo. Ma non fa per niente il divo

 

La madre di Timothée Chalamet è un’ex ballerina di Broadway, due terzi della sua famiglia lavorano nel cinema o in tv, sua sorella maggiore, Pauline, fa l’attrice. Lui stesso, dopo aver cominciato con spot pubblicitari a dieci anni, ha studiato recitazione alla scuola LaGuardia, a New York. Tra i suoi compagni di classe c’erano Lourdes Leon, la figlia di Madonna, e Ansel Elgort.

Solo dal 2017 a oggi, Timothée Chalamet ha messo insieme otto film, progetti importanti come Chiamami col tuo nome, per il quale ha ricevuto una candidatura agli Oscar, Hostiles – Ostili, Beautiful Boy e Piccole donne che uscirà in America a Natale (in tempo per le nomination agli Academy Award) e il 30 gennaio da noi. Se non bastasse, da un anno fa coppia fissa con una principessa dello star system come Lily-Rose Depp (figlia di Johnny).

Eppure il ventitreenne Chalamet rimane un divo anomalo. Gli chiedi come viva la popolarità e ottieni una decina di secondi di silenzio: «Devo scegliere bene le parole», si scusa. Poi risponde nel modo più vago possibile: «Non prendo niente per dovuto, non mi sarei mai aspettato di arrivare fin qui. Provo un grande senso di gratitudine per quello che la vita mi ha dato».

Dal 1° novembre, su Netflix, è disponibile in streaming il suo ultimo film, Il re. Interpreta Enrico V e finirà per sposare proprio Lily-Rose, nelle vesti di Caterina di Valois. Una storia che parla del lato oscuro del potere ma anche dell’eterno scontro fra padri e figli.

Che cosa ci dice dei tempi che stiamo vivendo?
«Su Netflix c’è uno speciale con Adam Sandler che s’intitola 100% Fresh. A un certo punto lui canta una canzone, We Need a Hero To Save the Day, ovvero abbiamo bisogno di un eroe per salvare la situazione: racconta di un pilota che ha un infarto mentre è in volo. Qualcuno deve prendere il comando e c’è questo tipo che si offre di farlo. Ma in realtà non sa da che parte cominciare e finiscono per schiantarsi. Quello che voglio dire è che succede lo stesso con il potere e i leader politici. Oggi come ieri. Enrico V è giovane, è animato da buone intenzioni e si trova a essere il sovrano, ma non ha un piano in mente».

Il re è un film molto diverso da quelli che hai interpretato fino a oggi. In costume, con scene di battaglia.
«È verissimo. Ma come diceva la mia insegnante di recitazione: “Devi sempre sfidare te stesso. Insegui i ruoli che ti mettono alla prova”».

È anche la prima volta che ti vediamo combattere con la spada. Com’è stato?
«Ho messo su più di sei chili di massa muscolare. Ma non ero sicuro che me la sarei cavata. E invece mi sono divertito tantissimo. Alla fine della battaglia, in mezzo al fango, mi sono guardato intorno e ho pensato: “Sono fortunato, faccio un lavoro meraviglioso”».

Meglio della cerimonia degli Oscar?
«Ci sono andato accompagnato da mia madre. Quando sei lì, incontri tutti questi grandissimi attori che ti trattano come se fossero tuoi amici. È stato veramente surreale».

Luca Guadagnino aveva previsto che la tua carriera avrebbe preso il volo.
«Sono andato a trovarlo sul set, in Italia, dove sta girando il suo nuovo film. Non ci siamo mai persi di vista. Luca mi ha incoraggiato, per un giovane attore è molto importante avere qualcuno che crede in te».

Com’è cambiata la tua vita negli ultimi due anni?
«Ho lavorato senza sosta, a essere onesto non ho avuto neppure il tempo di fermarmi a pensarci. Sono un appassionato di cinema, sono cresciuto guardando ogni genere di film e ho cominciato con piccoli progetti indipendenti. Oggi la pressione che sento su di me è più forte, ma non mi preoccupa se posso continuare a lavorare a film in cui credo e che possono cambiare un po’ la vita delle persone. Soprattutto dei ragazzi».

Di Elena Quinzane