Ghali Sensazione Ultra

Ghali: La mia musica tra nuova Italia e mondo arabo

10 giugno 2022

Si chiama Sensazione Ultra l’ultimo album di Ghali. Un viaggio sonoro che unisce due culture diverse che insieme ne stanno generando un’altra. Che sa di futuro.

 

Ghali Sensazione Ultra. A volte i dischi si ascoltano e basta. Altre volte vanno raccontati, per capirne l’intenzione. È il caso di Ghali che il 20 maggio ha pubblicato il suo terzo album in studio, Sensazione Ultra. E che qualche giorno prima ha voluto incontrare un gruppetto di giornalisti a cui spiegare questo lavoro che arriva a due anni dal precedente: «DNA era uscito il giorno prima che si parlasse di zona rossa. Ricordo la festa la sera e poi alla mattina i divieti, che non ci hanno permesso di promuovere l’album».

I lockdown: «Sono rimasto tanto tempo da solo e quando è stato possibile ho viaggiato. Sono andato in Tunisia per lavorare al video di Wallah (primo singolo estratto da Sensazione Ultra, ndr) e per fare ricerca dei suoni che volevo in questo album». La connessione tra l’Italia e la Tunisia, Paese di origine della sua famiglia, è alla base della visione artistica del rapper milanese. «Sono nato e cresciuto qui e ho impostato la mia carriera su un certo suono ma sento l’esigenza di portare avanti le mie due case musicali, una italiana e l’altra araba».

Ghali Sensazione Ultra. Il pezzo che apre il disco è Bayna, cantato per metà in arabo.

«Questa canzone nasconde una storia assurda. Nel deserto tunisino, durante le riprese di Wallah ho conosciuto un ragazzo con una voce pazzesca. Lui mi ha spiegato cos’è l’arabo bianco: una lingua pop, comprensibile a tutti. Insieme a lui e al producer Rat Chopper abbiamo buttato giù la traccia del pezzo e quando sono tornato in Italia li ho invitati per finire il lavoro in studio. Purtroppo il ragazzo è scappato appena arrivato, nonostante la grande occasione di cambiare la sua vita. Ne abbiamo perso le tracce, pare che consegni pizze ma il fatto che lui sia fuggito il primo giorno mi fa pensare che la situazione in Tunisia sia molto grave».

Ghali. Nel testo citi la nuova Italia. Qual è?

«Quella che si vede nelle strade: è attiva, sta crescendo. Spesso viene ostacolata ma sgomita per crearsi un suo spazio. I giovanissimi sono la nuova Italia».

Torniamo al mood e alle sonorità nord africane che ritroviamo in Walo.

«Walo vuol dire “niente” e il ritornello ripete in arabo “non abbiamo fatto niente”. La ritmica è insolita, si ispira alla musica delle cerimonie berbere. Per questo pezzo mi sono immaginato come reference Fuga di mezzanotte, un film che avevo visto da bambino e che mi aveva colpito. Perché la sensazione che prova il protagonista, arrestato all’aeroporto in Turchia perché porta con sé della droga, è la stessa che provo io quando viaggio, e senza fare nulla di illegale. Mi fermano nelle dogane, mi mettono in una stanza con altri musulmani per interrogatori con delle domande senza senso. Se viaggio so che mi fermeranno, vivo con la paura dei dati sensibili che mi porto dietro. La canzone parla di questo disagio».

Ghali. Hai mai pensato di fare un disco tutto in arabo e dedicato a quel mercato?

«Mi piacerebbe farlo e credo che ci sarebbe un posto per me nei paesi arabi, sento che potrei portare qualcosa di cui loro hanno bisogno. Ma prendo molto seriamente quello che faccio e quindi sono lento. Per il momento voglio ancora dare di più all’Italia, voglio affermarmi bene qui ma senza dimenticare l’altra mia “casa”. Portare avanti quel filone è importante, per me è uno scambio continuo».

Quando racconti le tue canzoni fai riferimento a dei visual. Come nasce il processo creativo?

«Quello che faccio è avere delle reference visive che faccio scorrere senza audio con la mia musica di sottofondo, dai cartoni animati ai video di altri artisti. Mi serve per buttare giù idee, mi aiuta a creare e a trasmettere ciò che voglio comunicare. Per Fortuna, ad esempio, mi sono ispirato all’anime di Kenshiro, perché la canzone rimanda a una vibe dark, e io nel fighting ci vedo dell’oscurità».

Il Festival di Sanremo ti incuriosisce?

«Non ho mai escluso la possibilità di andarci e spaccare, con il pezzo giusto. Quest’anno non ne abbiamo parlato perché ero concentrato a lavorare a questo disco. Ma ci sono dei brani che avrebbero fatto bene al Festival: Bayna, Crazy, Pare, Sensazione Ultra».

Tra le canzoni che hai citato c’è Pare, feat. Madame.

«Ha un bel ritmo, è molto ballabile, ma non volevo sprecare l’occasione di dire qualcosa di importante, di lanciare un messaggio insieme a Madame. Così ci siamo visti, abbiamo iniziato a parlare di violenza, di bullismo, dei traumi e del trauma che ci ha spinti entrambi verso la musica. Inoltre da un po’ avevo in mente il cinema che racconta la violenza quasi giustificando i cattivi: Jocker, Maleficent. C’è una wave che spiega il male, che ce lo fa capire. Così è nato questo brano».

Ti sei preso la rivincita contro il bullismo, il razzismo…

«Ho subito il pregiudizio, da bambino fare un errore era una cosa enorme. Ora ne sono venuto fuori, mi sono tolto tanti sassolini ma capisco che certe dinamiche non cambieranno mai».

Ghali, cos’è Sensazione Ultra?

«Quello che senti dalla prima all’ultima traccia, una giostra di emozioni».

Ghali Sensazione Ultra. Un bel viaggio musicale.

«I’ve embraced myself. Ho accolto e seguito. Ho viaggiato, ho affinato il gusto, ho lavorato con dei professionisti internazionali. L’Italia è un covo di talenti: in Europa tutti ci guardano e attingono a una certa sensibilità, a un certo stile. La mia ambizione è uscire dal nostro Paese con un suono che facciamo solo noi, senza copiare gli americani. Come ha fatto Rosalía, che ha portato nel mondo il suono di Barcellona. O come i nostri grandi cantautori: anch’io voglio aspirare alla musica italiana che è diventata iconica. Ma il suono italiano di oggi è cambiato: è un mix di tante cose e passa anche attraverso la musica araba».

di Rachele De Cata
foto di Nabil Elderkin 

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