gianmaria volpato

gIANMARIA: mi sono fidanzato con la musica

16 febbraio 2022

Gianmaria Volpato dopo X Factor ha pubblicato l’ep Fallirò e ora sta per andare in tour. Lo abbiamo visto convincere i giudici di X Factor e il pubblico, che si è subito innamorato di lui. perché è un talento puro come il bianco, il suo colore. E ora è pronto a spiccare il volo

 

Un mese dopo essersi fatto soffiare la vittoria da Baltimora (a X Factor, onore al merito), Gianmaria Volpato, aka gIANMARIA, talentuoso cantautore della nuova leva, è tornato in pista con altri progetti. Il 14 gennaio è uscito il suo ep di debutto dal titolo Fallirò e tra una manciata di giorni, il 24 febbraio, parte da Bassano del Grappa il suo primo tour con parecchie date già sold out (si va avanti fino al 19 marzo). Niente male per Gianmaria Volpato, classe 2002, biondino ossigenato alto un metro e novantadue che con I suicidi, il brano presentato alle audizioni di X Factor, ci aveva dato la giusta motivazione per seguire il programma di Sky. Ovvero scoprire nuovi talenti.

Partiamo dal titolo del tuo ep, Fallirò. C’è della scaramanzia?

«Sì, forse un po’ scaramanzia ci sta. Ma Fallirò per me è un manifesto del non sentirsi degli eroi invincibili. Come invece tante persone dicono o credono di essere».
Sette tracce in cui si parla di fragilità e di sogni. Quali sono per te?
«Fragilità è buttarsi giù, parecchio, quando succede qualcosa di negativo. Canto dei falsi invincibili ma io di criticità ne ho tante. Il sogno invece è la musica e continuare a farla il più a lungo possibile».

Disco e tour: cosa ti emoziona di più?

«Buttar fuori delle canzoni è stata una liberazione, tanti pezzi erano lì da tempo e finalmente non sono più miei, erano come segreti che iniziavano a pesarmi. Ma cantare dal vivo e vedere le persone sarà una bella botta. Spero di accontentarle. In scaletta ci saranno le sette canzoni dell’ep, i miei vecchi brani editi, una o due cover che ho portato nel programma e degli ospiti. Non l’ho mai detto prima, ma ci stiamo organizzando».

Quindi le canzoni erano già pronte?

«Diciamo che di tutte esistevano le bozze. Dopo il programma abbiamo lavorato selezionando le tracce che ci sembravano più forti e le abbiamo messe a fuoco. C’era un’idea a buon punto e in poco tempo l’abbiamo perfezionata e conclusa».

Cos’altro è successo dopo X Factor?

«È mutata la mia quotidianità: ho un sacco di impegni, è come se mi fossi fidanzato ufficialmente con la musica. E questo comporta delle responsabilità».

Sei contento del tuo percorso?

«Sono soddisfatto di come ne sono uscito a livello personale, mi sento cresciuto: non vedendo il mondo esterno, stando chiuso da solo in hotel mi sono fatto più domande del solito. Ma penso anche di avere avuto uno scatto pazzesco a livello lavorativo, e me ne rendo conto ora: prima andavo in studio quando ne avevo voglia, ora ci sto sei giorni su sette anche per venti ore al giorno».

Emma la senti (il suo giudice, ndr)?

«Almeno una o due volte a settimana. È ancora nella mia vita, per fortuna. A gennaio ha girato un film, poi è andata a Sanremo: è una donna che ama mettersi in gioco e io la stimo, per me è uno stimolo a creare, a fare, a non fermarmi».

Tu ci andresti a Sanremo?

«Sì, mi piacerebbe, con il pezzo giusto. In fondo escluso X Factor e il Festival non ci sono tanti momenti di competizione in televisione. Quindi potrebbe essere che mi venga voglia, anzi mi verrà sicuramente».

L’anno scorso Madame, quest’anno Sangiovanni. Tuoi coetanei di Vicenza, la tua città. Una corrente creativa.

«C’è una strana concentrazione di arte e di musica. Io, Madame e Sangiovanni abbiamo lavorato con lo stesso produttore, Bias, andavamo nello stesso studio e questo ci ha fatto influenzare a vicenda. Ma non c’è spiegazione, è solo una bella coincidenza, siamo una buona annata!».

A cosa si deve la grafia del tuo nome?

«Ho un’indole anticonformista e quando ho dovuto consegnare il nome per X Factor ho pensato che nessuno scrive l’inizio piccolo e il resto grande. Così l’ho fatto».

E il bianco, è il tuo colore preferito?

«Sì, ma è anche iconico: rappresenta la purezza e si può associare alla rinascita».

A X Factor dicevano che sei sensibile, una qualità che a volte può diventare un ostacolo. Ti è mai successo?

«Innanzitutto non penso di avere più o meno sensibilità degli altri ma di averne una diversa, che è un limite se paragonata alla normalità, perché spesso non sto bene nella società, nel mondo reale o con i miei coetanei. Ho sofferto quando non vedevo delle possibilità nella musica e pensavo di non avere scelta».

Ma se non stai bene con i ragazzi della tua età, con chi passi il tempo?

«Ho sempre frequentato gente più grande: a 17 anni uscivo con quelli di 22, adesso sto e lavoro con gente sui 30. La verità è che mi trovo bene solo con due o tre persone e basta. Sennò sto da solo. Mi tiro un po’ indietro con chi non conosco».

In un’altra vita cos’avresti fatto?

«Il cuoco. Vengo da una famiglia di ristoratori, cucinare non mi dispiace. Sarebbe stato il minore dei mali».

Mi spieghi I suicidi?

«È un brano cantautorale, la storia di una serie di persone che si vogliono ammazzare perché, collegandomi al mio vissuto, per vari motivi non stanno bene. Non si sa, però, se alla fine lo facciano davvero. Ho aggiunto l’elemento dello stesso palazzo: per me il suicidio e il palazzo sono solo un’esca per raccontare degli stereotipi sul genere umano e invece hanno detto che è una canzone triste. Solo perché descrive una verità senza filtri e la gente non è abituata a sentirsela dire».

Quindi il mondo è un posto felice.

«Non quanto ci vogliono far credere. Se sapessimo che non è così felice, il bello, quando c’è, verrebbe apprezzato di più».

di Rachele De Cata
foto Courtesy Press Office Sky